Domenica 13 settembre, in Turchia, il governo di Recep Tayyip Erdoğan ha condotto massicci raid in bar gay, associazioni lgbtq+, organizzazioni di prevenzione all’HIV e nelle case di attivisti associati con movimenti queer, per un totale di quasi duecento persone arrestate. Gli attacchi – parte del progetto “My family is safe” portato avanti dal ministro della giustizia Akın Gürle – avevano come giustificazione formale quella di contrastare l’oscenità rappresentata dai gruppi militanti lgbtq+ e di “proteggere i bambini, l’istituzione della famiglia e l’ordine sociale”. Diversi attivisti che si sono espressi in merito hanno definito questi raid – a Istanbul, Ankara, Izmir, Aydin, Mersin – la più grande ondata di repressione sulla comunità queer degli ultimi anni.
Sempre nell’ultima settimana, nel mondo della musica, il cantante irlandese Ed Sheeran – celebre per far piangere ragazze adolescenti ed eterosessuali teneroni dal 2011 – e la cantante statunitense Pink – celebre non so bene per che cosa – sono entrati nel mirino di milioni di fan per essersi indignati di fronte al rapper Macklemore che, in apertura di un concerto di Ed Sheeran, ha detto a gran voce che sterminare bambini fosse sbagliato, che condannava il genocidio del popolo palestinese e che nessuno di noi è libero finché non siamo tutti liberi.
Intanto, in Italia – dove il “DDL antisemitismo” scritto per contrastare ogni forma di dissenso nei confronti dello Stato di Israele, sovrapponendo la definizione di antisionismo a quella di antisemitismo, è stato approvato in prima lettura dal Senato – il vicepresidente del consiglio Antonio Tajani ha avuto curiose osservazioni da fare circa il prototipo di moglie ideale e la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha gridato dal palco di Fenix, la gioiosa festa di Gioventù Nazionale, col suo tono di voce delicato ed elegante di voler introdurre un tetto massimo di studenti stranieri ammessi nelle classi di scuola perché non è possibile che gli italiani vadano a scuola e si sentano loro, la minoranza.
Tutto questo è avvenuto in meno di due settimane ed è una parte infinitesimale delle cose che accadono, che sono accadute. Sono solo esempi che ho deciso di prendere. Ogni due settimane mi metto qui e provo a scrivere qualcosa di nuovo, per chiacchierare con voi, farci domande su quello che ci succede attorno. C’erano tante altre cose di cui avrei voluto parlare. Per chi di voi c’è da un po’ è chiaro, che cerco di variare. Le cose brutte succedono sempre. Le cose violente, preoccupanti, succedono sempre. Ci sono settimane però in cui sembra che succedano solo quelle, in cui non mi sento tanto di parlare di incontri mistici con animali ordinari, dell’angoscia di crescere o di Temptation Island perché ovunque guardo provo un senso di dolore troppo forte.
I video in Turchia mi hanno spezzato il cuore. Per giorni lo slogan My Family is Safe mi ronzava in testa come un brutto ritornello. La voce di Meloni l’eco di un incubo. La faccia di Pink un demone del sonno con la cresta e i capelli rosa. Quando ho paura ho bisogno di ridere, quindi ho cercato protezione dentro una forma di ironia che mi permettesse di ridere di questi buffoni. Sono entrato in una spirale. Prima ho fatto ricerche sulle origini della censura, ma oltre a due intuizioni su battute simpatiche dal sottotesto omoerotico che avrei potuto fare sui censori dell’Antica Roma non mi è venuto in mente un granché. Ho pensato di aprire questo articolo ironizzando sulla terribile distruzione di libri per mano dell’imperatore cinese Qin Shi Huang nel 213 a.C., ma temevo di risultare per qualche motivo razzista. Sono passato al concetto di paranoia. L’altro grande motore oscuro del nostro tempo. E lì sono stato più felice delle mie scoperte. Ho letto che il buon vecchio Freud sosteneva che la paranoia fosse una reazione delle persone alla loro omosessualità repressa. Bingo. Freud era ossessionato dai gay. Non so bene cosa gli abbiamo fatto. Aveva un profondo desiderio di provare, è chiaro. La paranoia la conosceva sulla propria pelle. Magari anche Erdoğan. E gli altri. In fondo si dice sempre che i più grandi omofobi…Ma anche qui. Non è che pensare all’omosessualità repressa di Freud, Erdoğan e Vannacci mi faccia stare meglio. Alice Wiedel, co-presidente del partito di estrema destra tedesco AfD è lesbica e odia le persone queer, quindi non c’è niente di divertente. Non c’è niente da ridere. Mi sono incartato. Sono tornato alla tristezza. Alla cupezza. Ho cercato per giorni la battuta perfetta. Qualcosa che tenesse insieme la stand-up comedy e la parabola biblica. Qualcosa che ci facesse sbellicare dal ridere per non farci morire di tristezza. Non cercavo di scappare dal problema, no. Cercavo – nel problema – di trovare un foro, un passaggio in cui entrare per dire qualcosa di divertente che alleviasse i nostri problemi, alleggerisse, per un secondo, le nostre angosce.
La storia da cui veniamo è una storia di geni irriverenti. Parlo delle drag queen, delle persone trans e queer che hanno combattuto prima di me, delle femministe Gloria Steinem (riposa in pace), Silvia Federici, Angela Davis e di una miriade di altri angeli combattenti – vivi e non vivi – senza cui non avrei il diritto di scrivere quello che sto scrivendo. Ho riguardato la nostra storia, e ho provato speranza ridendo e gioiendo davanti alle provocazioni degli angeli. Divine (riposa in pace) in Pink Flamingos, il film di John Waters, quando grida agli intervistatori “Eat shit! Filth are my politics, filth is my life!”. I discorsi di Sylvia Rivera (riposa in pace) sul palco del Pride nel 1973. Tim Curry in Rocky Horror, i video e il teatro di Mario Mieli (riposate in pace). Ho ascoltato Dolly Parton cantare (riposa in pace). Ho riguardato clip di stand-up comedian contemporanei come Hannah Einbinder, Mary Beth Barone, Caleb Haeron, Triana Cattin, Laura Pusceddu e ho provato sollievo ridendo grazie alla loro intelligenza.
Penso agli attivisti e alle attiviste in Turchia, la cui esistenza è definita oscena dal governo. E alle grida di Meloni dal palco di Fenix e al DDL antisemitismo. Se la censura è il braccio destro del potere allora l’irriverenza è il nostro. Essere sempre più osceni, satirici, controversi. E lo so, è terribilmente noioso quanto tutto si ripeta. Gruppi di esseri umani periodicamente definiti mostri, barbari, per giustificare l’orrore. Ma proprio perché tutto si ripete, abbiamo già le risposte su come vincere l’orrore. Ci sono tantissime persone prima di noi che si sono opposte e hanno vinto. Non l’hanno mai fatto sentendosi piccole, impotenti, silenziate. L’hanno fatto ingigantendosi, ridendo, dissacrando, esponendo il re nudo in tutta la sua insignificanza. Hanno riso e preso in giro quando tutto sembrava buissimo, proprio come tutto sembra buio ora. Se la nostra libertà può venirci tolta ogni giorno, così la loro corona. La paura è un deterrente così potente che anche io a volte penso di non valere niente. E invece siamo giganti. Aspettare che chi è al potere faccia ciò che è giusto è come aspettarsi di incontrare un uomo eterosessuale di sessant’anni dotato di intelligenza emotiva – ce ne sono, ma non è su quella consapevolezza che dovremmo fondare le nostre vite. Dalle strade di New York ricolme di attivisti e attiviste contro la presenza di Netanyahu alle Nazioni Unite, agli stadi di Ed Sheeran vuoti e le sue lacrime da ragazzino che ha imparato la parte a memoria, alle manifestazioni in Turchia – grido, come Divine, “Eat shit!”.
È nel buio del pensiero e dell’animo che tentano sempre di farci sprofondare, nel credere che non ci sia futuro e che quello che sta succedendo sia inevitabile. Ma non è così. Continueremo a fare quello che possiamo, dobbiamo, fare per sopravvivere e garantirci la luce che meritiamo di trovare, dopo il nostro lungo peregrinare. Lo dobbiamo a chi c’era prima e chi in questo momento muore mentre scrivo. E se queste parole sembrano retoriche è perché stiamo venendo educati a non credere in niente. Io non posso non credere in niente. Quindi, a scanso di equivoci: mangiate la nostra merda.
Ah, bonus track: cliccando qui potete ascoltare una canzone di Divine perfetta per attraversare, a testa altissima, la settimana che ci attende. Vi abbraccio.
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