L’otto luglio, sulla rivista americana The Atlantic, è uscito un articolo che indaga la drastica diminuzione di lettori negli Stati Uniti. C’è scritto che meno di metà della popolazione americana legge anche solo un libro in un intero anno. Che i libri che vendono di più sono considerevolmente più corti, più semplici di quelli che venivano venduti cinquant’anni fa. Che molte persone usano l’intelligenza artificiale per farsi semplificare i romanzi assegnati a scuola, perché non li capiscono. Vengono riportati studi di prestigiosi neuro-psicologi che dimostrano come la lettura, la capacità di leggere, abbia strutturalmente alterato, ampliato, le nostre abilità cognitive. Insomma, vengono dette tantissime cose. Cose per lo più spaventose rispetto al futuro del mondo che ho cercato di accogliere senza un terribile senso di allarmismo.
In Italia statistiche di qualche anno fa riportano che solo una persona sopra i sedici anni su tre legge almeno un libro all’anno, quindi che due persone su tre non leggono proprio. Siamo più o meno in pari con gli Stati Uniti. A questo giro il tradizionale senso di superiorità intellettuale degli europei non potrà salvarci – nonostante ci siano paesi in Europa e nel resto del mondo in cui effettivamente i dati creano più speranza. Scrivere un articolo su quanto sia importante leggere non è necessariamente il mio desiderio. Una persona che scrive che parla di quanto sia importante quello che fa è una delle cose più noiose del mondo. Da quando ho letto quell’articolo su The Atlantic, però, mi sono chiesto che cosa avrei potuto dire qui di utile sull’argomento.
Vi racconto un piccolo aneddoto. Sulle origini di tutto questo. Ho cominciato a scrivere Delulu grazie alla mia psicoterapeuta. Era autunno e durante una seduta mi stavo lamentando – una delle mie attività preferite in generale. Le dicevo quanto fosse difficile pubblicare se eri un esordiente nell’editoria italiana, che nessuno leggeva e che non sapevo come dare – io in primis, intendo – importanza a quello che facevo e che desideravo fare da tutta la vita. Lei – con la calma e la lucidità che la contraddistinguono – mi ha detto che dovevo smetterla di lamentarmi. Che viviamo in un mondo in cui è facile condividere con le persone quello che fai e che non potevo avere la pretesa di riuscire nei miei intenti se io per primo non credevo in me. Il giorno dopo ho aperto questo blog.
Da che scrivo qui, mi sono sorpreso di quanto, attorno a un progetto così semplice e senza pretese, si sia radunata una piccola comunità di lettori e lettrici. Lo vedo grazie alle statistiche del blog a cui posso accedere quotidianamente. Pensavo foste molti meno. Non lo dico per falsa modestia. Lo dico perché quel che diceva la mia psicoterapeuta, in parte, era vero. Non avevo tanta fiducia nel progetto – un po’ perché a volte tendo a non avere tanta fiducia in me, un po’ perché non credevo che a nessuno interessasse leggere. Figuriamoci le mie opinioni.
Questo progetto è nato per dare voce alla complessità del tempo in cui viviamo cercando di non prenderci mai troppo sul serio. Era un modo per instaurare con voi, oltre lo schermo, un dialogo che assomigliasse più alle chiacchiere che si fanno con le amiche. Leggere è stato sempre prima di tutto questo, per me. Un modo per entrare in dialogo. Credo che un grande luogo comune sulla letteratura sia che è pesante. O che esiste per insegnarci qualcosa. O che è un’attività destinata a una nicchia di individui dotati di qualche abilità sovrumana. Credo che questo genere di pensiero nasca dal modo in cui, per una parte della nostra vita che corrisponde alle scuole dell’obbligo, leggere significa leggere libri che ci vengono imposti dai professori per sostenere verifiche, interrogazioni. La letteratura ci viene spesso insegnata come una catena di cause ed effetti in cui conta di più indagare morbosamente le origini dell’attaccamento di Giovanni Pascoli alle sue sorelle che leggere effettivamente le cose che ha scritto. Non aprirò parentesi sul vecchiume del canone e sulla totale assenza di voci femminili, queer, non bianche nella letteratura che ci viene insegnata a scuola – ma anche quello di certo è un grandissimo problema.
È vero che oggi le persone leggono poco. E l’articolo di Rose Horowtich sull’Atlantic è simultaneamente rivelatore e fondamentale per farci capire, nel concreto, tantissime cose. Credo anche, però, che se ogni volta che parliamo di lettura ci concentriamo su quanto poco le persone leggono invece che su che cosa potrebbero leggere continuiamo a validare una retorica che mi puzza di elitarismo e superiorità intellettuale. Nonché di un fatalismo paralizzante.
Ecco perché ho deciso di consigliarvi dei libri. In fondo si sa che l’estate è il momento perfetto per leggere un po’.
I miei gusti sono i miei gusti, quindi non è detto che calzino a pennello per tutti e tutte voi. Però, come vedrete, ho cercato di stilare una lista quanto più eterogenea. Mi auguro che possiate trovare, in base alle vostre attuali necessità e desideri, qualcosa che faccia per voi. Ne approfitto anche per ringraziarvi. Per aver letto fin qui, da quando Delulu è cominciato. Siete sempre uno in più, di articolo in articolo, e ne sono tanto felice. Questo è l’ultimo post dell’estate, perché sono un po’ stanco e ho bisogno di ricaricare le energie. Vi auguro di passare uno splendido agosto, che sia leggendo qualcosa di bello, facendo le matte debosciate, o dedicandovi ai vostri progetti – fuori dalle spire del lavoro, del capitalismo e dell’ufficio. Io quest’anno ho seguito il mio, di progetto. E la mia psicoterapeuta aveva ragione. Ho aperto Delulu e ho finito di scrivere un romanzo. E adesso – rullo di tamburi – questo romanzo verrà pubblicato. Se tutto va come deve andare, l’anno prossimo uscirà in libreria e non vedo l’ora di parlarvene.
Ma per quello e per tutto il resto abbiamo tempo. Ho un sacco di idee in mente, ma per ora vi lascio ai consigli di lettura. Così tiriamo un po’ su le statistiche e non ci crogioliamo nel senso di catastrofe che, sinceramente, è tanto tanto noioso.
Ci sentiamo a settembre amiche.
☆ CONSIGLI DI LETTURE DISILLUSE ☆
☆ Per chi quest’estate vuole: ridere.
Il collo mi fa impazzire di Nora Ephron
Babilonia di Yasmina Reza
Tanto vale vivere di Dorothy Parker
Formichità di Charlie Kaufman
Nora Ephron parla dei dolori e delle beatitudini dell’essere donna in una raccolta di saggi autobiografici esilaranti. Yasmina Reza intesse un romanzo laconico e cinico in cui interroga le piccole sregolatezze e le tragedie private delle persone. Dorothy Parker scrive una raccolta di racconti taglienti, umoristici e pieni di personaggi eccentrici, figure femminili a metà tra l’esaurimento nervoso e l’epifania. Charlie Kaufman ha messo insieme un romanzo caleidoscopico in cui ridi da matti e ti perdi in un vortice di follia, come nei suoi film se non di più.
☆ Per chi quest’estate vuole: perdersi in un’avventura.
L’isola di Arturo di Elsa Morante
I detective selvaggi di Roberto Bolaño
Nel primo ci sono un’isola nel golfo di Napoli, un ragazzo di nome Arturo, una magia che ti avvolge dalla prima riga e un senso di nostalgia per l’avventura e la spensieratezza di quando il mondo era una scatola incantata da scoprire. Ah, e la scrittura di Elsa Morante. Nel secondo, un gruppo di poeti scapestrati che attraversano il Messico e non solo alla ricerca di un mistero, che forse è l’origine di tutta la poesia. Ah, e la scrittura di Roberto Bolaño.
☆ Per chi quest’estate vuole: storie queer (non per forza d’amore).
Orlando di Virginia Woolf
Detransition, Baby di Torrey Peters
Nella casa dei tuoi sogni di Carmen Maria Machado
Perché sono da sempre un corso d’acqua di Kim de l’Horizon
Orlando è il mio romanzo preferito, quindi è difficile sintetizzare, ma diciamo che se la storia di un uomo che vive come uomo per tanti anni e che poi un giorno si sveglia ed è una donna attraversando tre secoli e scritto dalla più grande persona che scrive di tutti i tempi non basta a incuriosirvi, non so che dire. Quella di Torrey Peters è una storia tutta contemporanea invece – una storia d’amore, ma anche una storia di relazioni e identità trans – raccontata con finezza e acume, perfetta per entrare in contatto con una nuova voce della scena letteraria queer. Così come Carmen Maria Machado, altra grande autrice contemporanea, che scrive un memoir sulla relazione abusiva che ha avuto con una donna – qui i temi sono più cupi, ma la lucidità analitica e autobiografica di Machado intrecciano, oltre alla sua vita, innumerevoli riflessioni sull’essere queer che ho trovato illuminanti e che mi porto dietro da quando ho letto il libro. Anche Kim del l’Horizon riflette sulla propria vita, costruendo un libro che sembra più un incantesimo andando alla radice della propria genealogia femminile e della sua identità di genere non binaria.
☆ Per chi quest’estate vuole: una storia d’amore
Il dio delle piccole cose di Arundhati Roy
Sonečka di Marina Cvetaeva
Occhi blu, capelli neri di Marguerite Duras
Ho già scritto di Roy su Delulu. E in realtà non è solo una storia d’amore. Ma Il dio è un capolavoro. E non ho molto altro da aggiungere a riguardo. Il libro di Marina Cvetaeva, anche, è bellissimo. Ha tutto quello che cercate se siete desiderose di amori lesbici intrecciati alla scena teatrale russa del Novecento e una scrittura così forte da sembrare fatta di fuoco. Il terzo, di Duras, invece inzia così: È la storia di un amore, il più grande e terrificante che a me sia stato concesso di scrivere. Lo so. Lo si sa per sé soli.
☆ Per chi quest’estate vuole: streghe!
Lolly Willowes di Sylvia Towsend Warner
Abbiamo sempre vissuto nel castello di Shirley Jackson
Calibano e la strega di Silvia Federici
Se la storia di una “zitella” che sprofonda lentamente nelle pratiche esoteriche in un paesino inglese e diventa amica del Demonio fosse di vostro interesse, Sylvia Towsend Warner è pronta a soddisfarvi – un libro incredibile. Se invece vogliamo andare sui classici, la maestra delle maestre è Shirley Jackson – qualsiasi suo libro vale la pena di essere letto, ma la protagonista di questo è particolarmente strega, particolarmente irresistibile. Se invece volete un resoconto più storiografico sulla Strega come soggetto politico che è anche una critica marxista e femminista, Silvia Federici è quella che fa per voi.
☆ Per chi quest’estate vuole: breve ma intenso
Qualsiasi cosa scritta da Fleur Jaeggy
Regina indiscussa della laconicità. Sono libri che ti entrano sotto pelle e che hanno cambiato il mio modo di intendere la scrittura. Per iniziare, se non la conoscete come autrice, consiglio vivamente I beati anni del castigo o Proleterka. Se invece preferite i racconti, Sono il fratello di XX o La paura del cielo.
☆ Per chi quest’estate vuole: La Storia
J’accuse di Francesca Albanese
Le cose che non ho detto di Azar Nafisi
Il mio cuore sedizioso di Arundhati Roy
Ne ho scelti tre. Nel primo Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ricostruisce l’origine dello Stato di Israele, delle strategie di colonialismo attuate in Palestina e di come sia iniziato e continui a perpetuarsi sotto i nostri occhi il genocidio del popolo palestinese. Nel secondo, Azar Nafisi ci conduce in un racconto autobiografico sulla sua famiglia e la sua infanzia in Iran, fino ad arrivare alla Rivoluzione Islamica del 1979. Infine, i saggi di Arundhati Roy sono un tracciato di storia indiana contemporanea, ma anche di politica estera, espansionismo statunitense e colonialismo contemporaneo – tutto narrato da una voce inarrestabile, lucida e straordinaria.
☆ Per chi quest’estate vuole: Graphic novel
Fun Home di Allison Bechdel
Giorni Felici di Zuzu
Blankets di Craig Thompson
I tre Adolf vol. I e II di Osamu Tezuka
Ne ho scelti quattro tra tanti e ho cercato di differenziarli per genere. Quello di Allison Bechdel è un memoir familiare ironico e commuovente in cui esplora la propria infanzia, il legame con la letteratura, e l’omossessualità, celata fino alla morte, del padre. Zuzu è una delle migliori fumettiste che abbiamo in Italia, scrive in modo autentico, spietato, ironico e romantico di tutte quelle cose che succedono tra i venti e i trent’anni – in questo c’è anche un tocco di realismo magico. Blankets invece è una storia d’amore, lo avrei potuto aggiungere all’elenco sopra, una delle più belle storie d’amore a fumetti che ci siano, anche solo per il fatto che vi ricorderà quell’amore di quando eravate adolescenti. E infine di Osamu Tezuka, maestro del manga, ho scelto questo perché è una specie di poliziesco/thriller geopolitico che non riesci a lasciare andare, per i fan del genere e non solo.
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Settimana scorsa ho iniziato a guardare la nuova stagione di Temptation Island e mi sono chiesto che cosa, dei reality show, ci attragga così tanto.
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