Molto rumore per nulla

Qualche giorno fa è uscito un articolo su British Vogue che esplorava l’idea secondo cui, oggi, le donne eterosessuali si vergognino ad avere un fidanzato.

È il caso forse che io faccia alcune premesse. Non sono un lettore di Vogue. Non sto scrivendo queste pagine guardando fuori dalla finestra di un bar in centro a Milano, anche se mi piacerebbe. Non sono una donna eterosessuale.

Non negherò, però, che questo articolo mi abbia tormentato per giorni. Un tormento frivolo – cioè il miglior tipo di tormento. L’autrice narra della progressiva timidezza con cui molte donne eterosessuali sembrano mostrare i propri fidanzati su Instagram. Il sentimento quasi di vergogna con cui parlano di loro. Essere fidanzate non è più cool.

Non scrivo in risposta a quell’articolo. Desidero lasciargli l’autonomia di parlare per sé. E a voi l’autonomia di formulare la vostra opinione a riguardo. Scrivo per condividere ciò che ho provato leggendolo, però. Perché l’ho addirittura letto. Non ho ascoltato la lettura generata dall’intelligenza artificiale. L’ho letto. E quello che ho provato è: fatica. In quanto ragazzo queer scherzo sempre su quel centenario luogo comune secondo cui in un’altra vita sono stato una donna etero. (Credo anche, sempre in una vita precedente, di essere stato il chihuahua di una ricca coppia omosessuale, altrimenti non mi spiegherei perché ami così tanto dormire raggomitolato e perché mi piacciano gli uomini – ma questa è una storia per un’altra volta). Per via di questa associazione storica tra la mia persona e le donne etero, non posso non sentirmi chiamato in causa quando si parla di loro. Le mie sorelle. Mi sento coinvolto da sempre nelle storie delle loro vite. Che siano Carrie Bradshaw di Sex and The City o le protagoniste dei libri di Jane Austen, mi sono sempre riconosciuto in voi, ragazze. E poi – ho tantissime amiche etero! A riprova del mio amore nei loro confronti e per sfatare falsi miti secondo cui io stia scrivendo un articolo contro qualcuno.

Dicevo, ho provato fatica.

Instagram. Lanciare la propria relazione sui social. Follower. Eterofatalismo. Tutti concetti che mi fanno provare una fatica atavica. (Eterofatalismo in realtà mi fa morire dal ridere, ma resta un concetto faticosissimo da accettare). Ho chiamato questo blog Delulu (termine slang inglese della parola delusional: disilluso/a) perché credo che incapsuli alla perfezione lo spirito della nostra epoca, del nostro presente. Siamo fatine disilluse che svolazzano tra schermi che alternano violenza e guerre a video di skincare, e relazioni incarnate che contengono più o meno lo stesso dissonante binomio. È tutto sovrapposto e ogni cosa è problematizzata, rigirata, scoperchiata, aperta, svitata. Tutto ha senso, quindi niente ha senso. Per non abbandonarmi con facilità a questo sentimento di disillusione mi voglio sforzare di stare nella corrente e provare a raccontare quello che vedo e vivo. Chiacchiere tra amiche. Una cosa del genere.

L’autrice dell’articolo di Vogue dice che un tempo avere una relazione romantica (un uomo) fosse l’obbiettivo della vita di ogni donna e che ora invece sia il contrario. Avere un fidanzato, nell’epoca del transfemminismo, è quasi imbarazzante. L’eterosessualità, anche, è chiamata a politicizzarsi. Ormai essere single è auspicabile.

Ci sono due cose che vorrei dire a riguardo.

Prima di tutto: in quanto rappresentante di quella fetta di umanità definita dagli specialisti single, non considero la mia condizione auspicabile. Non vorrei parlare per tutte, quindi parlo per me. Di certo ho imparato a stare a galla dopo il mio divorzio (non mi sono mai sposato, ma lo chiamo così), ho imparato a vedere il bicchiere mezzo pieno e a goderne i vantaggi. Ma non mi sento di dire che questa vita sia meglio di un’altra. Al massimo, la nostra cultura ossessionata dall’amore romantico mi ha fatto sentire la necessità se non di avere un marito (non mi sposerò mai) quantomeno di cambiare ragazzi come calzini e avere sempre una storia nuova da raccontare alle mie amiche per tenere la trama viva. La vita senza sesso e drammi sentimentali sembra essere tremendamente noiosa agli occhi delle persone, quindi mi sono dato da fare.

Secondo tutto: non stiamo forse perdendo di vista l’obbiettivo? Come ho detto adoro le frivolezze. Passerei le giornate sul water a leggere articoli come quello di Vogue. Ma poi mi dico che ho di meglio da fare. E che non mi scappa poi così tanto spesso da andare al bagno così di frequente da leggere riviste tutto il tempo. Dico, forse stiamo perdendo di vista l’obbiettivo. Nostro, di femministe, nostro di giovani persone che navigano questo mondo-delulu non in cerca dell’amore – che francamente non sappiamo più cosa sia – quanto in cerca di risposte che ci tengano a galla. Un articolo come quello che ho citato non rischia solo di farci sprofondare inevitabilmente in un baratro ancora più profondo? La nostra attenzione merita davvero di andare su quelle povere donne etero che addirittura si vergognano di avere un fidanzato? In fondo ogni volta che scriviamo qualcosa online lasciamo quella che gli scienziati definiscono impronta digitale. Ho la sensazione che con tutte le impronte che stiamo lasciando a terra sia ora di centellinare i passi, decidere se valga la pena di scrivere certe cose. Ancora prima, se valga la pena di passare tempo a pensare, a certe cose.

Non ho la pretesa di dire – per contrasto – di star lasciando impronte benefiche. Ma almeno spero di poter ridere un po’ assieme a voi, già questo sarebbe bello. Lasciare un po’ di aria nel cielo per poter respirare. Con o senza fidanzato. Con o senza eterofatalismo. Respirare in questo clangore, in questo rumore – tanto, troppo rumore – e smettere di prenderci così tanto sul serio.

Benvenute su Delulu ☆

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